lunedì, 03 agosto 2009

conoscere la Sardegna

 




 

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Buon ascolto  buona lettura

DOMENICA 2 AGOSTO 2009
 
S’ANEDDU

voci  Coro Oschirese
 
 
 
Oj’est sa die prus bella
Ca su sennore nos at muttiu
Paris in sa capella
Pro su crompiu c’amus pediu.
No at’atteru disitzu,
Sa mama c’at precau
Sos benes pro su fizu
Cando in sas mentes nos at sinnau.

Si solos nos cherimus
Indun’atteru chelu
No est ch’irmenticamus
Sas prendas bonas bellas che anghelu,Ma chin amore santu,
Nois semus pro chircare
Prenos de cada bantu
Atteras bidas de semenare,
Riccas de godimentos
Comente a nois at’onorau
Sos bonos sentimentos
Chi mama e babbu nos ana dau hi mama e babbu nos ana dau


 
Ite bella sa manu
Commo chi juchet s’aneddu ‘e oro
Deus ch’est soberanu
M’at nau a istimare custu tesoro

Intro’e su coro meu a lu bramare forte
Chircandeli recreu
Gai in sa bona e in sa mala sorte.
Cando si bortat die
M’accollit su cuffortu
D’essere accurzu a chie
Dae custu affettu mai siat isortu,
Toccat s’ave maria
Sa gloria’e su sennore.

No est in oche ebbia
C’amus s’azzudu de su pastore
Ne chin sa dommo’e oro
E sos disizzos de onzi cosa
Ma pacu e chin decoro
Chin sa salude e s’aneddu’e isposa
 
 
Iniciamos la trasmisión de hoy con esta bellissima canciòn "S'anneddu" El anillo, una canciòn que habla de anillo de bodas y la dedicamos a Diego Cotza y Federica Mura ,dos jovenes amigos   esta mañana se casaron en Santadi(Sardegna) con el antiguo rito "Sa Coia Maurreddina". el Matrimonio Mauritano ,hoy muy temprano mientras me preparaba para  venir a la radio viajaba "virtualmente" a Sardegna mirando la directa de Videolina  que iba trasmitiendo esta bellissima ceremonia . De esta  antigua tradiciòn vamos a hablar hoy .Cartina Province Sardegna
 
 Rubrica conocere LA SARDEGNA
 
Chi viene in Sardegna ha la straordinaria possibilità di fare un viaggio particolarissimo, ricco di sorprese e di suggestione.
 E' un viaggio attraverso il tempo, dentro l'anima e l'origine misteriosa di un popolo semplice, eppure così ricco di creatività e di fantasia.
E' un viaggio alla scoperta degli antichi modi di vestire, alla ricerca dei mille segreti nascosti negli antichi costumi tradizionali.
Ce ne sono un'infinità, diversissimi tra loro. Nessun'altra regione italiana ne ha un numero uguale. In Sardegna praticamente ogni paese ha i suoi costumi e li difende con orgoglio, perché l'antico modo di vestire nasconde l'identità stessa di ciascun paese, rappresenta la testimonianza vivente della sua cultura e del modo di intendere il divertimento, il lavoro, il dolore.
L'abito, nei tempi passati, sottolineava i diversi momenti del ciclo della vita: semplice nella vita quotidiana,sfarzoso nei giorni della festa, sobrio e composto nei momenti del lutto.
Per questa ragione ogni paese è geloso del suo abito tradizionale e ne conserva con cura la memoria storica. E' così ancora oggi in ciascuno dei 370 comuni esistenti nell'Isola.
Una delle tante bellissime tradizioni  è il Matrimonio Mauritano.
Esiste un paese nel basso sulcis, ovvero la zona più a sud della Sardegna che si affaccia verso il continente africano, in cui da 39 anni si ripropone il più antico rito religioso per eccellenza, il matrimonio, secondo le tradizioni rurali della gente sulcitana.
 
                                         Il Matrimonio Mauritano
 
Matrimonio Mauritano
 
Rito e Tradizione
 
Il Matrimonio Mauritano è un rito puramente religioso: è la celebrazione del matrimonio secondo i canoni della religione cattolica, apostolica, romana
;Gli sposi, che indossano il costume tradizionale della gente del luogo, giungono nella Piazza Marconi , dove si svolgerà il rito, con "is traccas" (carro trainato da ungiogo di buoi scelti tra le bestie più belle della mandria), seguiti da parenti e amici in costume, dai suonatori di launeddas (antichi strumenti musicali ricavati dalle canne palustri) e dai cavalieri.
 I preparativi che sono antecedenti al giorno di festa sono tanti, sicuramente l’allestimento delle traccas degli sposi, è tra le cose che fanno risvegliare l’orgoglio contadino della gente.
Le traccas sono i carri trainati dai buoi, addobbati con gli arazzi più belli, le spighe di grano, tralci di mirto, fiori e tappeti, con i quali verranno accompagnati i futuri sposi, ad unirsi in matrimonio.
Un carro dovrà accompagnare la sposa, assieme ai genitori e ai testimoni, mentre un altro verrà utilizzato dallo sposo e dai suoi familiari.

Gli sposi, i rispettivi genitori e tutti coloro che ne hanno la possibilità, indosseranno il costume tradizionale, quello del giorno di festa.

 

 

 
 
la nuova edizione del Matrimonio Mauritano, che in questo 2009 giungerà alla 41° edizione.
La Pro Loco di Santadi ha infatti scelto la coppia che quest'anno, come sempre nel mese di Agosto, verrà unita in matrimonio attraverso il tradizionale e antichissimo rito chiamato "Sa Coia Maurreddina".
Ad avere il privilegio di sposarsi a Santadi  oggi 2 agosto    secondo il rito del matrimonio mauritano saranno Diego Cotza (33 anni di Setzu) e Federica Mura (31 anni di San Gavino).
 Lei è impiegata amministrativa, lui impiegato nella filiale italiana di una multinazionale straniera.
Una giovane e bella coppia proveniente dalla provincia del Medio Campidano dunque, che sarà accolta e festeggiata con tutti gli onori durante l'evento estivo, vero e proprio richiamo religioso ma ormai anche turistico per l'estate nel Sulcis Iglesiente.
A prendere la decisione definitiva sulla coppia prescelta per questa quarantunesima edizione dello sposalizio è stata dunque la Pro Loco di Santadi.
 
 L'associazione turistica del piccolo comune sulcitano ha dovuto scegliere in una rosa di sei coppie, tutte formate da ragazzi molto giovani provenienti da varie zone del Sulcis e non solo: oltre alla coppia "vincente", due coppie erano di Tratalias, una di Giba, una di San Giovanni Suergiu e una di Sinnai.
La preferenza effettuata dai membri della Pro Loco, che alla fine ha premiato i due giovani del Medio Campidano, non è stata dunque frutto di una decisione semplice, ma è stata comunque molto ponderata.
"Una scelta non facile - ha tenuto a sottolineare la presidentessa della Pro Loco di Santadi, Denise Usai - con gli sposi che hanno confermato l'assoluta volontà e il desiderio di unirsi secondo l'antico rito maurreddino".
Come detto, le coppie in lizza erano tante e tutte meritevoli, quindi alla fine a prevalere pare sia stato proprio il forte desiderio della coppia prescelta di realizzare il sogno di unirsi in matrimonio tramite l'antico rito "maurredino", insieme ad una profonda conoscenza degli usi e costumi tradizionali.
 I due ragazzi campidanesi sono infatti anche membri di gruppi folk nonché appassionati di tradizioni sarde e di lingua sarda.
 Tutto ciò, insieme alla forte volontà di "vivere" in prima persona il matrimonio mauritano, ha deposto a loro favore e ha fatto sì che la scelta ricadesse proprio su di loro.
 
 
 
 
Un rito antico, quello del Matrimonio Mauritano, che ogni anno celebra la tradizione contadina e pastorale della gente rurale.
Durante l'evento estivo vengo infatti riproposti i riti antichi nella semplicità della cerimonia religiosa: le madri che benedicono i propri figli con "sa gratzia" augurando benessere e felicità ai novelli sposi (con i petali delle rose, il grano, il sale, le monetine); gli sposi, i genitori e gli invitati che indossano il costume migliore di broccato di seta, di nero orbace e di finissimo lino ricamato; le traccas (CARRO) degli sposi e il corteo nuziale (accompagnati dai cavalieri e dal suono antico e suggestivo delle launeddas) che sfilano su un tappeto di "ramadura".
(Foto gentilezza di Antonio Bottigliaro)
La celebrazione del rito religioso avviene nella piazza principale, in un apposito palco allestito per l’occasione, di fronte all’intero paese che si rende testimone della promessa nuziale.

Al termine della cerimonia religiosa, come detto, si consuma il rito pagano per eccellenza, che è ancora in uso nella tradizione isolana, ovvero sia la benedizione degli sposi da parte delle rispettive madri, che seguono il rito dell’acqua; gli sposi vengono fatti inginocchiare su un cuscino bianco, successivamente la madre della sposa fa il segno della croce con un bicchiere d’acqua, benedicendo in questo modo prima la figlia, alla quale farà poi bere l’acqua, dopodichè al genero; il tutto viene ripetuto anche dalla madre dello sposo.

Infine, la madre della sposa prima, la madre dello sposo poi, cospargono il capo dei figli con “sa gratzia”, impartendo in questo modo la benedizione anche ad elementi come chicchi di grano, petali di rose, sale e monetine, sinonimo rispettivamente di, abbondanza, felicità, ricchezza e saggezza. Dopodichè avviene la rottura del piatto, quasi per scaramanzia, con l’augurio di un futuro ricco di felicità, serenità e prosperità.

A questo punto, gli sposi omaggiano la gente che si è stretta a loro, col pane nuziale, preparato appositamente per essere offerto dopo la cerimonia.

Al termine, i novelli sposi vengono lasciati liberi di festeggiare con parenti ed amici e la sera rientrano nella piazza principale, per ricevere auguri ed essere accolti festosamente dal paese stretto attorno a loro.
 la sfilata è partita alle ore 9.30, la Santa Messa è stata cellebrata alle 11.00 ,il tutto trasmesso in diretta da Videolina
 Poi festa fino a tarda notte a Santadi, con "is sonus de canna", canti e danze folkloristiche ,parteciperanno 28 gruppi folk provenienti dalle varie zone dell’isola e con il ricevimento nuziale, durante il quale gli sposi offrono al pubblico, "su cumbidu " il famoso taglio della torta, i dolci tipici della tradizione e l’ottimo vino che in paese si produce.
ci sarà il concerto di Piero Marras in Classic!!!!

Un evento molto atteso che anche quest'anno attirerà tantissima gente, curiosi, appassionati di tradizione sarda, turisti.
Ma l'emozione più grande la vivranno senza dubbio loro, Diego e Federica, che si uniranno in matrimonio attraverso questo antichissimo rito che ogni anno si ripete e si rinnova nella sua bellezza.                                   
                                                        
                                  I giorni di festa, nei nostri paesi , sono trame di vita che si intrecciano…
La giovane prepara il suo vestito….e sogna  intensamente un nuovo amore.
Il prete prepara il suo altare…e brama avidamente nuove offerte.
Il barbiere prepara i suoi clienti…e aspetta fortemente un nuovo incasso.
E’ un giorno di festa…e  per tutti comunque … : “Itte bella die”

 

 
                                        
                           ARDIA "ITE BELLA DIE"
 
 
 
 
ITE BELLA DIE
 
ARDIA 
¡ Ite bella die,
In su chelu nettu          
dae sos montes, 
su sole altu, luego  essidi                                 
in sa bella idda nostra  
Est una die de festa e mi ponzo sa este noa
leada pro custa occasione,                  
hat’ a esser bella festa                                    
in ue happo a agattare su chi happo sonniadu
cussu amore sonniadu.                                      
 
Ite bella die,                                                 
ondra de su santu                                           
protettore mere nostru, Santu Paulu                
Santu de sa idda nostra.                                 
E si ocannu puru non mi dana sa mia offerta    
de peccados no perdono – non mi diedes tentazione                   
como ando a preparare su inu e s’ostia in s’altare…                   
chi Deus  tottu nos perdonat               
           
Ite bella die                                                  
pro aberrer bottega                                        
hana a benner sos fittianos e deo prontu so.    
Meda inari incascio  oe.
Bos fatto pilos,  arvas, sos mustazzos,
pro balia chin sas bellas de sa idda;                 
comporamus su turrone                                  
e a sero divertimus cun su ballu tundu in piatta,
pro finire in bellesa.                                        
 
Che  bella giornata.
In un cielo nitido,
dietro ai  monti,  il sole sorge alto,
nel  nostro bel  paese
un giorno di festa e mi metto il vestito nuovo
comprato per l’occasione,                  
sarà una bella festa.
La troverò colui che ho sognato,                     
quell’amore sognato.
 
Che bella giornata,
onore del Santo
nostro protettore, San Paolo,
Santo del nostro paese
E se anche quest’anno non mi danno la mia offerta
non perdono i peccati – e… non mi tentate,
ora vado a preparare il vino e l’ostia sull’altare…
che Dio ci perdoni tutti.
 
Che bella giornata
per aprire bottega                               
arriveranno i clienti ed io sono pronto.
Oggi farò un bell’incasso.
Vi faccio capelli, barba e baffi,
per farvi belli con le belle del paese;
compriamo il torrone
e questa sera ci divertiamo con il ballo  in piazza,
per finire in bellezza.


 
                                        
 

 

 
 
TI CHELZO IDER BALLENDE
Testo: Roberto Ledda

Musiche: Sandalia, Zentenoa
                                                                                         
Ti chelzo ider ballende
che-i sas pizzinnas de Narcao,
cun s’isciallu in palas
o comente sas orunesas in die de festa.

‘Ider ti chelzo ballende
cun mammuthones e issocadores
a passu lentu ‘e metallas
brinchende a su sonu de ischiglias ‘e Mamoiada.

E gira tottu in tundu a sa piatta, cando si ballat,
e gira tottu in tundu a sa piatta, cando si ballat.

Sonan, sos sulittos de canna
a ritmu ‘e tamburinos,
in sa piatta de Gavoi
sas pizzinas ballan goi...

Ballan in Ollollai, a carrasecare,
su ballu ‘e tres biseras,
unu masciu e duas femineddas.

E gira tottu in tundu a sa piatta, cando si ballat.

Cantan sos tenores a ballu
basciu, mesa oghe e contra,
ballende in paris, lestros sos pes,
su ballu tundu de Torpè.

In sa piana ‘e Oristanis, sos pizzinos isculzos,
cun jovaneddas ballan, a sonu de launeddas.
 
 
Voglio vederti danzare come le ragazze di Narcao
con lo scialle sulle spalle,
oppure come le orunesi nel giorno di festa.

Voglio vederti danzare con i mammuthones e issocadores
seguendo il passo lento dei campannacci
saltando al ritmo dei sonagli di Mamoiada.

E tutto gira intorno alla piazza, quando si balla,
E tutto gira intorno alla piazza, quando si balla,

Suonano i sulittos di canna,
seguendo il ritmo dei tamburinos,
nella Piazza di Gavoi
le ragazze ballano così...

Ballano ad Ollollai, nelle giornate di Carnevale,
il ballo delle tres biseras,un uomo e due donne.

E tutto gira intorno alla piazza, quando si balla,
E tutto gira intorno alla piazza, quando si balla,

Cantano i tenores a ritmo di ballo
basso, mezza voce e contra,
ballando insieme, muovendo velocemente i piedi,
il ballo tondo di Torpé.

Nella piana di Oristano, i bambini scalzi,
ballano con giovani ragazze al suono delle launeddas.
 


 

 

 Per le vittime dell'incendio che ha colpito la nostra Isola il 23-07-09
Un grazie di cuore a tutti quanti mi hanno scrito messaggi di solidarietà  per gli incendi in Sardegna.
 
Carissima Teresa, come stai?
Desideravo mandarti un caro saluto e starti vicino in questo momento difficile per la situazione causata dagli incendi in Sardegna. Capisco il tuo dolore e ti sono vicina.
Con affetto sincero,
Francesca Alderisi
Carissima Teresa,  con stupore e commozione ho preso visione della tua ultima e mail , ti ringrazio per averne fatta l'introduzione con la mia poesia . puoi solo immaginare quanto soffra il mio cuore dinanzi alle immagini della tua terra devastata dal fuoco, tantopiù se di origine dolosa.
 io, l'ho sempre amata la bella Sardegna , terra di gente leale , forte e intelligente  e non mi capacito per quanto accade.   
 complimenti ai nostri colleghi Scrittori e Poeti che hanno descritto e convalidato eguali sentimenti.
 a te, cara Amica ,che con tanta passione porti avanti nel tempo  il tuo Programma " Sardegna nel cuore" auguro un proseguimento sereno e tante soddisfazioni.
 grazie della "Simpatia " che mi dimostri e che è ricambiata con ammirazione e cordialità .
ti saluto col mio abbraccio fraterno.     
Lea Mina Ralli - Nonna Lea-                
 
 
Cara Teresa, due pensieri sui recenti incendi che hanno devastato la nostra amata terra.
Saluti cordiali.    Vitale  Scanu
CAINO, DOV'E' TUO FRATELLO?
 Per giorni e notti, dal 23 luglio, il fuoco ha ferocemente azzerato l'economia di una parte considerevole della Sardegna. Migliaia di ettari di boschi, di verde, di coltivazioni e di attività di ogni tipo ridotti in cenere. Milioni di danni.
Hanno bruciato vite umane, la casa dell'operaio, hanno bruciato il suo passato e distrutto il futuro dei suoi figli; hanno distrutto il suo coraggio, la voglia di fare, la sua speranza, i suoi pozzi, il suo frumento, i suoi orti, la sua bella vigna, la sua officina, il frutto del suo lavoro e il sudore di anni...annientando il passato e il futuro di vaste regioni.
 Hanno oltraggiato Dio e la nostra madre terra, che danno il cibo ad ogni vivente.
 Un breve tragitto di progresso e di civiltà compiuto con tanti sacrifici, in poche ore distrutto da pochi assassini.
 I disastri che non hanno causato i sardi preistorici, i cartaginesi, i romani e tutti i colonialisti in cinquecento anni, li hanno perpetrati questi maledetti in poche ore.
 
Caino, dov'è tuo fratello? Rispondi e rendine conto! Povera terra mia, assassinata dai tuoi stessi figli, ostaggio impotente in mano alla violenza, alle invidie assurde, alle vendette disumane, alle discordie suicide, ai sabotaggi autodistruttivi, alla “cultura” del fuoco.
Si ripete in grande quello che è il sistema di certi poveri sardi e di certa cultura che non conoscono il minimo di educazione civica, di civiltà... Per dirimere le questioni certi sardi ragionano col fuoco, contro i beni e contro le persone, nelle strade di Cagliari, dell'Ogliastra, della Barbagia.
 Uno squallore, una desolazione e una inciviltà che fanno piangere.
Ho letto il nome del mio paesello Villaverde, per la prima volta, perfino sul Corriere della Sera, con la foto pietosa di un cavallo irrigidito nella morte per fuoco... Bella notizia! Non bastavano le piaghe d'Egitto, che la nostra isola conosce da sempre...
No, i sardi, per non farsi mancar nulla, ne devono aggiungere almeno altre due: i delinquenti e il fuoco.
 
Criminali miserabili. In poche ore, distrutto il lavoro e i sacrifici di una vita di tanti onesti lavoratori e anche la stessa vita di tante persone: operai, pastori, famiglie, figli... Certo che bisogna chiedere a quei maledetti incendiari e ai loro mandanti, portatori di morte e lacrime: Caino, dov'è tuo fratello? E' satanico fare il male per il male, deliberatamente, volutamente, per causare il massimo danneggiamento.
E chi ci perde maggiormente sono sempre i poveri.
 
Le cause, come tutti i sardi sappiamo, sono tante: - una stupidità suicida al di là di ogni immaginazione umana (un piromane: “Era per vedere lo spettacolo...”) - mandanti anche fuori della Sardegna per gestire da dietro le quinte ignobili calcoli turistici o commerciali –
 un pompiere che appicca il fuoco per non farsi mancare il lavoro – mafia dei mezzi logistici e di spegnimento che in attività “fruttano” di più che non stando in garage - tutto va male e perciò ”quanto peggio tanto meglio” (una vendetta impersonale contro la mala politica, la disoccupazione, la miseria... una sorta di effetto Sansone: “Muoia Sansone con tutti i Filistei”) - personali vendette disumane e cattiveria vendicativa...
 
 Ma che testa vuole risollevare la Sardegna, ostaggio com'è in mano di questi mascalzoni che, dopo qualche piccolo progresso civile ed economico, ci riportano di nuovo a zero, alla barbarie più nera! E' una regione civile questa?
Continuerà per sempre questa maledizione?
Sì che continuerà, finché la gente, come autodifesa, non riferirà alle autorità competenti ogni notizia utile a scoprire e punire queste carogne.
Purtroppo c'è da dire che la piromania è un delitto da vigliacchi, nel senso che l'incendiario si può dare facilmente un alibi, se non è colto in fragrante.
 
Un suggerimento potrebbe essere quello di lasciare le esche incendiarie al loro posto originario, perché il piromane può tornare sul posto del delitto per controllare ed eliminare qualche traccia compromettente.
 Occorre perciò una vigilanza assoluta su questa delinquenza, se no si dovrà dire ai sardi che si tengano la Sardegna che si meritano.
Un pensierino a questi delinquenti.
Come si fa a vivere con la coscienza di essere la causa di tanto male, di tante lacrime, di tante famiglie rovinate?
Tutti vi augurano: “Fogu chi si pighidi, maladittus! Chi potzais andai in lammas de fogu!”.
Vitale Scanu
 
"DE BENTU"(Di Vento ) Andrea Parodi Elena Ledda
 
 
De bentu sunt sos pilos canddo moves  
Sas manos tuas in s’aera mia  
E su disuzu in cussa laras sorves  
Comente s’abba chin sa terra crùa  
Mi arzias e mi bolas e mi perdes  
Comente si arziat mare in luna noa  
Sos fiancos tuos de montes chena nie  
E sas manos tuas in s’aera mia  
Sos fiancos tuos de montes chena nie  
Arturas dae inue tottu si cumanddat  
 
Canddo t’acurtzias non b’at notte e die  
Fintzas su Tempus pro a tie s’ispantat  
 Di vento sono i tuo capelli quando muovi  
le tue mani intorno al mio spazio  
e il desiderio un quelle labra sciogli  
come l'acqua con la terra cruda  
mi sollievi, mi vai volare,mi fai perdere  
come si alza il mare con la luna nuova.  
i tuoi Fianchi di monti senza neve  
e le tue mani nel mio spazio  
i tuoi fianchi di monti senza neve  
 
altezze da dove tutto si domina  
 
quando t’avvicini non è notte non è giorno  
anche il Tempo di se te meraviglia  
 
 
 
 
 
                                         foresta di boscaglie
 
 
                         Circa 500 motociclisti si sono dati appuntamento a "Santa Lucia"
 
nel cantiere di Usellus. Tra canti folkloristici, cucina tradizionale e il magnifico paesaggio naturale di Monte Arci è stato un bel modo per opporsi alla piaga degli incendi
Un fastidioso vento di levante e la presenza di nubi minacciose di pioggia, non hanno ostacolato il raduno motociclistico nazionale contro gli incendi che si è svolto nella splendida località "Santa Lucia", nel cantiere di Usellus.
Circa 500 motociclisti partiti da Cagliari e provenienti da tutta l'Italia e dall'estero, si sono ritrovati per ribadire il loro NO AL FUOCO DISTRUTTORE DEI TESORI NATURALISTICI DELLA SARDEGNA.
La cerimonia patrocinata dal Comune di Usellus, dall'Assessorato all'Ambiente della Regione Sarda, dalla Proloco e dall'Ente Foreste, è stata l'occasione per far conoscere il vasto territorio del Monte Arci, gestito dall'Ente Foreste, con il bellissimo paesaggio naturale dell'altopiano di "Santa Lucia" ricoperto di leccete e sugherete secolari.
Gli ospiti hanno trascorso una giornata particolarmente interessante, allietata dalla presenza del gruppo folkloristico di Usellus e hanno potuto gustare le pietanze della cucina tradizionale tipica del mondo agropastorale.
Una piccola lotteria offerta da diversi sponsor ha consentito di raccogliere 530.00 euro destinati all'associazione sclerosi multipla per le attività svolte nei confronti dei soci affetti da quella malattia. 
                                                  A CHENT'ANNOS TAZENDA
 
                             

A chent'annos
(L.Marielli)TAZENDA 
 A chent’annos,                                                                       A cent’anni,
A chent’annos, fizos
In dies de allegria
Ite prenda, ite majia!
Gosande altos disizos
 
A chent’annos, frade
De sa terra mia
Innoe o in nostalghia
Ma in pache e in amistade
 
A chent’annos, mama
Passentzia e soledade
Buttios de serenidade
Ponemila' in sa prama
 
A chent’annos, vida
Chi cantat intr’a mie
Brujat che ferida
E sonat intr’a mie
 
A chent’annos, coro meu
Ses s’ischintidda de Deus
 
 A chent’annos, babbu meu
In calesisiat locu sias
Imbìanos bellas noas
Dae calecoe terra o chelu
 
A chent’annos, anima
Anima, isposa mia
Ite fortuna, ite majia!
Sighimus altas paraulas
 
A chent’annos, melodia
Chi passat intr’a mie
Faghende isolver sa nie
Plena de luche e armonia
 
A chent’annos, vida
Chi cantat intr’a mie
Brujat che ferida
E sonat intr’a mie
 
A chent’annos, coro meu
Ses s’ischintidda de Deus
 
 
A cent’anni, figli
In giorni di allegria
Che tesoro, che magia!
Godendo di alti desideri
 
A cent’anni, fratello
Della terra mia
Qui o in nostalgia
Ma in pace e in amicizia
 
A cent’anni, mamma
Pazienza e solitudine
Gocce di serenità
Mettimele nel palmo della mano
 
A cent’anni, vita
Che canta dentro me
Brucia come una ferita
E suona dentro me
 
A cent’anni, cuore mio
Sei la scintilla di Dio
 
A cent’anni, babbo mio
In qualunque posto tu sia
Inviaci belle notizie
Da qualsiasi terra o cielo
 
A cent’anni, anima
Anima, sposa mia
Che fortuna, che magia!
Seguiamo alte parole
 
A cent’anni, melodia
Che passa dentro me
Facendo sciogliere la neve
Piena di luce e armonia
 
 A cent’anni, vita
Che canta dentro me
Brucia come una ferita
E suona dentro me
 
A cent’anni, cuore mio
Sei la scintilla di Dio
 

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Lillo Vurchio 
Laureato in ingegneria ha brevettato nel 2003 LA CAPSULA ANTINCENDI
Roberta Rianna   
 
La bomba antincendi disinnescata dei governi
 La verità ogni volta che scoppia un rogo c'è qualcuno che diventa più ricco. Gli interessi sono troppi e i risultati pochi.. «Troppi interessi in gioco», afferma l'inventoredella “bombe” antincendio,capsule da 500 litri che liberano acqua, liquido estinguente e concime.lanciate sui roghi da aerei più grandi dei Canadair, come il C130 Hercules capace di trasportarneun centinaio.
 ha bussato alla porta dei potenti, ma nessuno finora gli ha aperto. Né George W. Bush, né Jacques Chirac , n é t a n t o m e n o  A r n o l d Schwarzenegger.
Le sue lettere hanno fatto il giro del mondo, fino a tornare in Italia, nel tentativo di ottenere qualche milione di euro per testare «l'idea del secolo».
 
Ma nell "Annus orribilis"dei megaincendi in Sardegna, «il governo preferisce spendere 80 milioni per la ricostruzione, invece di investire nel futuro». Ma Lillo lotta a muso duro con la Protezione civile e il Corpo forestale. «Prima o poi riuscirò a convincerli», afferma.
Mentre dal Senato gli assicurano che se ne parlerà a settembre.
Fino ad allora continuerà a soffrire del “complesso di Marconi”, con «un'invenzione rivoluzionaria tra le mani, snobbata dai grandi
Sono indignato, ma non mi scoraggio.Ogni estate, con l'escalation dei roghi, divento l'uomo del giorno. Poi arriva l'inverno e ritorno ad essere il “signor nessuno”.
Ma la cosa che mi fa più arrabbiare è aver brevettato un sistema strepitoso, che potrebbe scongiurare per sempre il problema dei roghi da migliaia di ettari.
L'unico ad ascoltarlo é  stato il senatore Domenico Gramazio che nel 2007 ha presentato un interrogazione parlamentare per il suo brevetto.
 
Ho appena ricevuto una risposta da Palazzo Madama: è stata fissata per settembre un'udienza parlamentare sulle capsule antincendi.
 Ma temo che quel giorno gli incendi boschivi avranno già bruciato tutto.
Il sistema Italiano per combattere i roghi è inadeguato
 Decisamente sì. L'ingresso sul mercato delle fire stopping capsule, brevettate per la prima volta nel 2003, manderebbe in pensione i vecchi Canadair che, gettando solo acqua sugli incendi da ottanta metri di altezza, limitano i focolai senza spegnerli. In più, se si tratta di acqua salata, il danno alla vegetazione è inestimabile...
La differenza tra ilmetodo tradizionale e la mia capsula antincendi sta proprio nella percentuale di liquido estinguente,contenuta nei dispositivi da 500 litri. Un'equazione decisiva, che prevede anche del concime, per favorire il rimboschimento.
                         

 

 
 
FRANCO MADAU "SI 'ENIS"
Comunicado de prensa
 La Asociación Calabresa invita a uds. Al 1° Encuentro de Asociaciones Calabresas.
Dicho evento contará con importantes visitas.
Buenos Aires, 8  de agosto de 2009:
GRAN FESTIVAL POR EL 1er. ENCUENTRO DE ASOCIACIONES CALABRESAS  QUE REPRESENTAN LAS 5 PROVINCIAS DE LA REGION.
VISITARÁN IMPORTANTES Y CONOCIDAS AUTORIDADES DE NUESTRA COMUNIDAD. EXPOSICIÓN DE ESTANDARTES, SANTOS PATRONES, TRAJES TÍPICOS, BAILES Y COROS.
DEGUSTACIÓN DE COMIDAS HECHAS POR MANOS ITALIANAS DE CADA REGIÓN. CONTAREMOS CON LA PRESENCIA DE CANTANTES DE PRIMERA LÍNEA. ORGANIZADO POR LA  SECRETARÍA DE CULTURA
AL TERMINO SE SERVIRÁ UN REFRIGERIO. VALOR DEL BONO: $ 45.=
INTENVENDRÁN LAS SIGUIENTES ASOCIACIONES:
 
VIBO VALENTIA
Asoc.  Spilinga
Asoc.  Rombolese
Asoc.  Belvedere    Maritimo
Asoc.  San Francesco di Paola di Viena Inferiore
CATANZARO
Asoc.   Petorutto
REGGIO CALABRIA 
Asoc.   Cinquefrondi   
CROTONE 
Asoc.    Savalese
COSENZA
Asoc.Fuscaldo    
Asoc.Frascineto
Asoc.Corigliano Calabro
Asoc. Amendolara

 

 












postato da: fantasiasarda alle ore 01:39 | link | commenti
categorie: matrimonio mauritano

Chi sono

Utente: fantasiasarda
Nome: Teresa Fantasia
So nàschida in Pattada,comente babu chi si narant Nanneddu Fantasia , imbetzes mama Toiedda Zazzu est nàschida in Bantina. Semus arribados in Arzentina su 31 de Nadale de su 1948. Sa familìa mea fimus in 9, eo chi so sa 4ª fiza e tenia tando 7 annos, babbu, mamma,3 frades e 3 sorres meas. In sa mantessi nae bi fiant tzios meos cun sos fizos issoro, tottu minoreddos, e àteros zòvanos sardos.e zente de onzi parte de su mundu. Su primu tempos biviamus i sa zittade nada Castelar inie es nada sa sorre minore Silvia Irene ,Babbu ha fattu sa domo in sa zitade Moreno sa bidda in ue bibent sardos meda e como totta sa famìlia mea, formada dae una setantina de pessones intre babbos, fizos e nepodes. Sono natta a Pattada prov.Sassari come papá , Giovanni Fantasia ,invece mamma ,Maria Antonia Zazzu era di Bantine. Siamo sbarcati in Argentina il 31 dicembre del 1948 ,la mia famiglia era composta di 9 membri Babbo mamma ,tre fratelli e tre sorelle ,ed io che sono la 4ª , avevo 7 anni . Nella stessa nave(Santa Cruz) con noi sono venuti nostri zii Antoni Zazzu e Peppina Me con loro due piccoli figli ,e gente di ogni parte del mondo. Abitavamo a Castelar dove é nata un altra sorella, Silvia Irene e dopo 7 anni ci siamo stabiliti in cittá di Moreno dove ci sono molte famiglie sarde.La nostra famiglia attualmente è composta da una settantina di persone tra padri madri ,figli/e ,nipoti e pronipoti.

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